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Elezioni Americane: Biden a un passo dalla vittoria, ma Trump minaccia ricorso alla Corte Suprema

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Cos’è un Caffè letterario? E perché Conviviale?

Nel 1304, Dante Alighieri inizia la stesura di un’opera, il Convivio, per certi versi rivoluzionaria. Essa è un trattato filosofico, composto da quattro (dei quattordici previsti) commenti a canzoni di vario argomento, scritte da Dante molti anni prima. Il commento è un genere letterario comune nel Medioevo, ma la scelta di scrivere l’opera in volgare comune, anziché in latino, per rendere il contenuto accessibile ad un pubblico molto più vasto, è coraggiosa e inusuale per l’epoca. Il convivio (letteralmente “banchetto”) indica infatti la “beata mensa” a cui siedono i dotti, che si pascono del “pane degli angeli” (la saggezza, la scienza), mentre il popolo è in gran parte privo di quel pane così nobile.

Dante, seppur provenendo dalla schiera del “volgo”, è riuscito ad avvicinarsi a quella mensa, a raccogliere le briciole che vi cadono. Ha potuto accumulare conoscenze e nozioni su temi molto vari e ad apprendere anche il latino. Ma è conscio che non tutti, anzi molto pochi hanno goduto delle sue stesse possibilità, impegnati nelle “cure civili e familiari”. Sa però, come insegna Aristotele nella Metafisica, che “tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere”, e, spinto dalla naturale amicizia verso i suoi simili, vuole condividere con quest’opera il sapere che ha così accumulato. Un fine nobile, definito giustamente da alcuni “democratico”, ispirato profondamente dalla filosofia aristotelica.

Ora facciamo un salto di alcuni secoli, fino agli anni ’60 del Settecento, in pieno Illuminismo. Siamo a Milano, nella casa di un giovane aristocratico, Pietro Verri, dove si riunisce abitualmente un circolo di intellettuali, coetanei ed amici, che discutono sui temi più disparati, dalla giurisprudenza all’astronomia, dall’agricoltura alla letteratura. Questo è uno dei tantissimi salotti, tea houses, botteghe del caffè e club disseminati per l’Europa, che si sono sostituiti ad università e monasteri nella funzione di fucine e culle del progresso e del sapere umano.

Ma questo salotto ha qualcosa in più, è diverso da tutti gli altri salotti italiani. È qui infatti che nasce il “Caffè”, un periodico di cultura generale, diverso dalle tradizionali riviste specialistiche. In esso si scriverà di “cose varie, cose disparatissime… cose tutte dirette alla pubblica utilità”, come afferma Pietro Verri nel primo numero della rivista. Il “Caffè” vuole essere accessibile al maggior numero di lettori possibili, non a pochi specialisti. Gli autori usano quindi uno stile chiaro, diretto ed efficace, per parlare di argomenti sempre vari, in modo da non annoiare, bensì incuriosire.

Questi sono i modelli a cui ci ispiriamo, di cui condividiamo gli obiettivi: condividere il sapere, perché dovere morale, e come esercizio di cittadinanza attiva, ma sempre in un contesto vivace, piacevole e conviviale. Il nostro gruppo è nato nell’ottobre 2019, da quattro compagni di classe, con l’intendo di organizzare, durante le assemblee d’istituto dell’ISIS Magrini Marchetti di Gemona del Friuli (UD), alcuni incontri del “Caffè letterario”. Dalla buona riuscita dei primi incontri, quasi per caso, è nata l’idea di creare questo sito web, dove poter pubblicare i nostri pensieri e lasciare così una traccia di questo progetto.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVI

Redazione 2019/20

La redazione del neo-fondato Caffè per quest’anno scolastico comprende, come fondatori:

  • Luca Pellegrini
  • Davide Revelant
  • Lazar Živković
  • Valter Salvatore De Astis

E come collaboratori, sia per la parte organizzativa, sia per i contributi come relatori durante gli incontri del Caffè e/o come autori:

  • Nicolas Favalli
  • Sarah Quarino
  • Tommaso Malorgio
  • Claudio Missana
  • Stefano Pellegrini